In questa estate in cui si parla, talvolta con superficialità, di migranti, vogliamo segnalarvi un romanzo, un piccolo gioiello: Exit West, di Mohsin Hamid.

In una non precisata città mediorientale Saeed e Nadia si incontrano in una scuola serale. Un linguaggio scarno e preciso descrive il progressivo diffondersi della violenza e della guerra nella loro vita quotidiana, strada dopo strada, vita dopo vita, mentre Saeed e Nadia si innamorano. Resistono, attaccandosi alle minute meraviglie della normalità.

Quando la morte sembra ormai l’unico orizzonte possibile, compaiono delle porte magiche e i due ragazzi decidono di varcarne una, verso una realtà ignota.

I viaggi di Saeed e Nadia sono la descrizione esemplare di cosa significa essere rifugiati e viandanti oggi, ma anche di cosa significa essere umani, nella fragile potenza delle relazioni.

Hamid riesce a creare un’atmosfera di verosimiglianza con l’odierna società, senza retorica e con elementi magici, che contribuiscono a rendere il libro universale, come i classici.

Un romanzo potente sulla condizione umana, perché “Tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo.”