Un’infinita possibilità di connessione e di informazione ci rende veramente soggetti liberi? Partendo da questo interrogativo, il filosofo Byung-Chul Han tratteggia la nuova società del controllo psicopolitico. Una società in cui siamo invitati continuamente ed autoesporci, a comunicare, a condividere, a partecipare, a esprimere opinioni e desideri, a raccontare la nostra vita. La “dittatura della trasparenza” ha un volto amichevole e mappa la nostra psiche, per quantificarla attraverso i big data. Tutti noi diventiamo produttori attivi di beni immateriali, i dati personali e le emozioni, che poi sono costantemente monetizzati e commercializzati.

Se il sociologo Erving Goffman, nel suo saggio “La vita quotidiana come rappresentazione” ci parlava della vita sociale come una rappresentazione teatrale, che per funzionare correttamente necessita certamente di una ribalta (il luogo della messa in scena), ma anche di un retroscena (un luogo in cui si parla della messa in scena e la si prepara), oggi siamo invece spinti a eliminare il retroscena, a mostrare tutto, a eliminare “tutte le soglie, i muri, le fratture”, ad arrivare a una “comunicazione illimitata”. La libertà in cui siamo immersi, è questa la contraddizione profonda, finisce per diventare costrizione, ludicizzazione del mondo e della vita.

Han propone allora di “affinare la coscienza eretica”, rivolgendoci alla libera scelta, alla non conformità e a un “indugiare contemplativo capace di conclusione”.

Un testo agile, da leggere e ripensare.

[Beatrice Orlandini]

Il libro
Byung-Chul Han, Psicopolitica
ed. Nottetempo, 2016
traduzione: Federica Buongiorno

 

 

Byung-Chul Han  nato a Seul, è considerato uno dei più interessanti filosofi contemporanei. Già docente di Filosofia e Teoria dei Media presso la Staatliche Hochschule für Gastaltung di Karlsruhe, insegna ora Filosofia e Cultural Studies alla Universität der Künste di Berlino, ed è autore di saggi sulla globalizzazione e l’ipercultura.